Dopo 50 anni la Corte Suprema USA nega alle donne il diritto di scegliere sulla propria maternità

Manifesto realizzato da Laura Fiori, 1981

DIFENDIAMO OVUNQUE IL NOSTRO DIRITTO DI SCELTA!

Con la lapidaria sentenza “La Costituzione non conferisce il diritto all’aborto”, la Corte Suprema USA, dopo 50 anni, nega il diritto fondamentale di ogni donna di poter decidere sulla propria gravidanza e maternità.
Negli Stati Uniti il diritto all’aborto non è mai stato previsto dalla Costituzione ma è stato sancito proprio con una sentenza della Corte Suprema, “Roe vs Wade” del 1973, che aveva riconosciuto ad una donna texana il diritto di mettere fine alla gravidanza del terzo figlio concepito con il marito, violento e con problemi di alcolismo.
La Corte Suprema americana è arrivata alla decisione attuale con i giudici divisi, ma con una maggioranza di 6 voti dei conservatori, tre dei quali nominati dall’ex presidente Donald Trump.
Nei prossimi 30 giorni si prevede l’entrata in vigore del divieto di aborto in 13 Stati americani, quelli repubblicani che hanno approvato già leggi molto restrittive sull’aborto.
Le conseguenze di questa sentenza scandalosa saranno disastrose per le donne negli Usa, costringendole a cercare uno stato dove sia ancora consentito interrompere la gravidanza.

In Italia la legge 194 dal 1978 ha reso legale, gratuito e assistito l’aborto nelle strutture pubbliche. Da allora non è passato anno senza attacchi da parte delle forze più retrive della nostra società a partire dal referendum abrogativo del 1981, nel quale la stragrande maggioranza delle italiane e degli italiani confermò l’aborto legale.
Fin dall’inizio, l’applicazione della 194 ha incontrato tantissimi ostacoli, e ne incontra tutt’oggi, soprattutto in alcune Regioni, nonostante nel corso degli anni il numero delle richieste di interruzioni di gravidanza sia fortemente e costantemente diminuito.
Fin dal 1981 non abbiamo mai cessato, con tutte le nostre forze, di lottare per difenderla perché, pur con i suoi limiti, come quello dell’obiezione di coscienza consentita ai medici, riconosce alle donne, per legge, il diritto all’autodeterminazione e, di conseguenza, il diritto all’interruzione di gravidanza.
Non abbiamo mai cessato di lottare per una corretta applicazione della 194, perché la libera scelta di ogni donna non venga in alcun modo compromessa.
Uomini e mezzi finanziari inauditi hanno portato alla sentenza della Corte Suprema USA: una vera e propria organizzazione integralista che opera a livello mondiale da diversi anni e che è presente anche nel nostro paese.
A partire dal congresso delle famiglie che si è tenuto nel 2019 a Verona, contro il quale reagì tutta Italia, le Regioni governate dal centro-destra hanno emanato e emanano leggi per garantire l’ingresso dei movimenti antiabortisti nei consultori, per impedire l’utilizzo del farmaco abortivo RU486 nei consultori, per distribuire vergognose e umilianti compensi monetari alle donne che decidono di non abortire (come se la scelta di avere un figlio fosse legata a un risibile, temporaneo, sussidio economico!) insieme ad altri squallidi provvedimenti di questo tipo.
Da due anni tutto questo succede anche in Piemonte. Anche a Torino negli ultimi tempi sono comparsi orribili cartelloni pubblicitari antiabortisti, particolarmente lesivi della dignità delle donne.

IN MOLTI PAESI DEL MONDO LE DONNE STANNO LOTTANDO FORTEMENTE PER DIFENDERE LA LIBERTÀ DI SCELTA DI MATERNITÀ’, PER CONTRASTARE MODIFICHE PEGGIORATIVE ALLE LEGGI VIGENTI IN TEMA DI ABORTO O PER OTTENERE LEGGI INNOVATIVE, PIÙ FAVOREVOLI, COME IN ARGENTINA E IN IRLANDA.

SIAMO SOLIDALI CON TUTTE LE DONNE CHE LOTTANO PER LA LIBERTA’ DI SCELTA.
SIAMO SOLIDALI CON LE SORELLE AMERICANE COLPITE DALLA SENTENZA VERGOGNOSA DELLE CORTE SUPREMA E SIAMO PRONTE A SOSTENERLE IN TUTTE LE FORME POSSIBILI.

DI FRONTE AGLI ATTACCHI PESANTI CHE ANCHE IN ITALIA GLI ANTIABORTISTI PORTANO AVANTI, DIFENDEREMO IN TUTTE LE FORME POSSIILI IL DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE SULLA MATERNITA’ CHE NEL NOSTRO PAESE ABBIAMO TANTO FATICOSAMENTE CONQUISTATO.

Previous

Next

Comments are closed.